Lebenswelt |3| Corto Maltese e il Pantano dei Bei Sogni

Lebenswelt |3| Corto Maltese e il Pantano dei Bei Sogni
Lebenswelt |3| Corto Maltese e il Pantano dei Bei Sogniesce su “gaudia 2.0”; su “blueblow” e su “lunarionuovo” n.74 ░

sabato 24 settembre 2016

Le melanzane per la Lode del Mare ♦ La posa del caffè e la psicanalisi | 40

Come l’inventore della cicogna-porca, che non è detto che debba essere per forza un poeta malinconico, che di rado si toglie il cappotto, e che debba per forza partecipare al rito dell’uccisione del porco, nonostante viva in un universo  tutto obliquo ma essenzialmente con l’asse tra estetica e piaceri singolari, il piatto di Mia Nonna dello Zen è stato quello delle melanzane ripiene, che, a guardarlo, adesso, da lontano, non si può non avere gli occhi colmi di affettuosa malinconia. Lo sanno tutti che non abito sulle rive di un lago, e quindi non aspetto con tenera ansia l’apparizione dell’unica cicogna-porca esistente, e non aspetto nemmeno che venga l’inverno, quel dopo Natale per il rito del porco, che, in verità, essendo così rosso e untuoso, ha sempre dentro qualcosa di una vicenda amorosa se non turpe oltremodo lussuriosa e porca.
La vicenda  amorosa turpe e porca è sempre ebbra, non fosse altro per la giusta dose di Ghb[1], con cui viene riempito il poeta affinché sodomizzi con la dovuta resistenza la troia di turno, che, per via delle melanzane di Mia Nonna dello Zen, ha sempre una linea mediterannea nella somatologia se non un aspetto del tutto fallico-demoniaco, per quanto asserisca Manuel Vázquez Montalbán, in merito al paradigma della melanzana nera in uso per le “Melanzane all’alessandrina”[2].
La posa del caffè e la psicanalisi |40  Le melanzane di Mia Nonna dello Zen e della Lode del Mare

Marisa Aino  ░ Melanzane d’Aino © 2016


La melanzana, anche quella di Mia Nonna, si sa, non sta in mezzo, tra la carne e la verdura, né tra la flora e la fauna del Mare Nostrum, anche se, a mangiarla ripiena, non conviene mangiarla nelle mattinate di nebbia, per questo quando stavamo in Romagna io me ne tornavo giù in Culabria a gustarne, dentro la pulsione fallico-uretrale, il suo particolare sapore di aver-perduto-l’inesistente.
Fosse stato il piatto tipico qualcosa come la  tentazione di Jansson che, tra patate, cipolle e acciughe, non è per niente impossibile laggiù in Culabria, il poetino che sarei diventato  avrebbe forse più concupito  oggetti d’amore e troie con carni fredde e pelli bianche, e pelo rosso[3]. O almeno biondo, per via del pesce salato, anche se col baccalà viene meglio, sia il gaudio del palato che quello polisensoriale che serve a caricare l’orza. La melanzana ripiena ha qualcosa del languore solitario ma anche una persistente, invisibile e irraggiungibile, tenerezza, per le lente e lunghe navigazioni, i corpi più amorevoli e maliziosi, più temibili e dolcissimi, come se si fosse dentro il deposito dell’infelicità del mondo, almeno quando tramonta il sole, e il gaudio che comincia a venir di nuovo a farti navigare sopravvento come il sole s’innalza.

Moltitudini del Disegno contemporaneo ░ Interno 18

LINEA CONTINUA / moltitudini del disegno contemporaneo




INAUGURAZIONE
sabato 11 giugno, ore 18
11 GIUGNO - 9 OTTOBRE


giovedì 22 settembre 2016

SACRO ⁞ Marco Cordero vs Francesca Gagliardi ⁞ at OS

S A C R O
Separano Auree Cancellate Razionali Oracoli
MARCO CORDERO


inaugurazione giovedì 22 settembre 2016, ore 18.30
 
Marco Cordero, Ometto (dettaglio)
2016, libri, gesso, carbone, oro, dimensioni variabili

La galleria Opere Scelte vi invita, giovedì 22 settembre alle ore 18.30 in via Matteo Pescatore 11/D, all’inaugurazione del progetto S A C R O di Marco Cordero e Francesca Gagliardi.
 
S A C R O racchiude due momenti: Separano Auree Cancellate Razionali Oracoli - Marco Cordero (1969) - e Sostanziale Aspirazione a Creazioni Rituali dell'Ordinario - Francesca Gagliardi (1972) - che ospiteremo nel 2017. All’interno di ciascuna esposizione le opere di Gagliardi e Cordero entrano in dialogo proprio come hanno fatto i due artisti nella fase ideativa con la volontà comune di relazionarsi con il S A C R O, un macro concetto difficilmente delimitabile e decifrabile con un unico linguaggio.
 
La parola “sacro” definisce una alterità, un essere diverso rispetto all’ordinario; definisce e nega al tempo stesso il profano. Proprio da qui partono le considerazioni di Marco Cordero che ha progettato una trama di un discorso armonico che si sviluppa tra le sale della galleria, accoglie e porta il visitatore a intraprendere un percorso di relazione con le opere in mostra.
Le riflessioni dell’artista inglobano auliche speculazioni filosofiche e tradizioni popolari che incontrandosi, mescolandosi e repellendosi consacrano e dissacrano tutto nello stesso tempo. All’ingresso della galleria l’opera Inchino si colloca come collegamento tra due spazi e impone alle persone di doversi abbassare per passare, inchinandosi appunto, come per entrare in un luogo sacro, intimo o per mostrare riverenza a personalità ritenute degne di stima. I libri di questa installazione risultano integri e incastrati nel muro come a formare un architrave, ma in un secondo momento ci si accorge che rivelano un’impronta, un segno, un taglio che porta con sé un gesto quasi sacrilego. La suggestione dell’opera nasce dalle storie de Le sottilissime astuzie di Bertoldo, astuto contadino veronese alla corte di re Alboino, di Giulio Cesare Croce. La storia narra che il re fece ribassare la porta di una stanza per costringere, per una volta, Bertoldo all'inchino; il contadino entrò nella stanza chino, ma, con un gesto irriverente, all’indietro.
Da racconti burleschi si passa ad esempio all’opera in marmo, libri e segni di matite colorate con la scritta “Isa mavt tat”, ovvero “Tat tvam asi” (inteso come “Questo sei tu”) al contrario proprio come se fosse pronta per essere stampata sul corpo di chi la guarda. La materia, il marmo in questo caso, corrosa dall’acido si ritrae lasciando visibile la scritta in rilievo che si lega alla più antica raccolta degli inni vedici dove il termine sanscrito compare per la prima volta e indica la trascendente e l’immanenza del soffio vitale.
 
Le opere sono tutte inedite e concepite per la mostra che diventa uno sguardo meravigliato e acuto sul senso della separazione tra sacro e profano.
 
In mostra due lavori di Francesca Gagliardi, la cui ricerca tocca da tempo le tematiche del sacro e del profano, che si relazionano con quelli di Cordero. Si ispirano all'opera lirica il Franco Cacciatore di Weber, che a sua volta si ispira ad una leggenda popolare trovata nel 1810 nel Gespensterbuch di Johann August Apel e Friedrich Laun, dove la natura è il cuore pulsante della vicenda e si interseca al soprannaturale tanto da diventarne un’unica cosa. Nella ricerca di Gagliardi gli oggetti normalmente bellici rappresentano la forza in equilibrio tra l’essere maschile e quello femminile, tra la terra e il cielo, tra la materia pesante e quella leggera. Troviamo simboli tipicamente femminili come rossetti e corone, composti di materia pesante quale il bronzo e fragili come il vetro, che subiscono un’alterazione e si trasformano in oggetti potenti che trascendono ogni preconcetto.
 
La mostra sarà visibile fino a sabato 29 ottobre.

 
Francesca Gagliardi
Sette proiettili
2016, piombo, vetro e ferro, specchio
cm 37,5x18,5x10

 

lunedì 19 settembre 2016

Lukas Duwenhögger, You Might Become a Park

Lukas Duwenhögger at Raven Row

Artist: Lukas Duwenhögger
Venue: Raven Row, London
Exhibition Title: You Might Become a Park
Date: June 30 – September 18, 2016

Full gallery of images, press release and link available after the jump.
Images:
Images courtesy of Raven Row, London. Photos by Marcus J. Leith.
Press Release:
This exhibition – alongside its companion exhibition Undoolay, which has recently ended at Artists Space, New York – is the largest and, surprisingly for so significant an artist, amongst the first surveys to date for Lukas Duwenhögger (born in Munich 1956, lives in Istanbul). It includes paintings, installations, collages and objects made over more than thirty years.
Duwenhögger’s figurative paintings conjure his subjects into situations and worlds that are inventively adorned, allusive, anachronistic and compelling. As much as a painter, Duwenhögger is a designer and a fabulist. Most of his subjects are treated with love; when depicted in imaginary portraits they are poised and self-sufficient, while together, often homosocially, they seem engaged in private conversation and shared understandings. Events, allegories and narratives are dispersed over an even, democratic, picture plane. Duwenhögger’s figuration is a deliberate confrontation with high cultural mores, with an awareness of the loaded history of that form but an avoidance of heavy-handed references.

giovedì 15 settembre 2016

Jutta Koether ░ Zodiac Nudes

Jutta Koether

"Zodiac Nudes"

September 16th 2016 - October 22th 2016

opening reception on Friday,   September 16, 7-9 pm

Galerie Buchholz

Daniel Buchholz & Christopher Müller
Neven-DuMont-Str. 17   50667 Köln
Tel +49(0)221 257 49 46   Fax +49(0)221 25 33 51
post@galeriebuchholz.de

Tue-Fr 11-18   Sa 11-16
Fasanenstraße 30   10719 Berlin
Tel +49(0)30 88 62 40 56   Fax +49(0)30 88 62 40 57
post@galeriebuchholz.de

Tue-Sa 11-18

martedì 13 settembre 2016

Bragalla. E le calzebraghe di Maruzia



Finalist Nordstrom
L’immagine-foto di Maruzia in calzebraghe è quella di un mondo frattale di cui non c’è equazione né esito se non in quel luogo a Bragalla, perché lì non c’è la filosofia del soggetto, né quella dello sguardo,
ma c’è quella della distanza dal mondo,
da Bragalla per meglio coglierla in farsetto da armare con quell’arnese insetato sotto,
sublimato, questa imbragallatura tra seta, pelo, carni e buchi irrumati, è da questo che si adliga, è da quel posto che l’adlectatio carezza l’anima come una mutanda, da quel posto l’oggetto che è Maruzia ha la valenza del gioco del diavolo, il gioco del poi,
che, non avendo niente da dire, si fa a mutola, sfugge al commento e all’interpretazione: quando il poeta arriva a captare qualcosa di questa sua dissomiglianza e di questa sua assolutezza anonima,
così singolare, qual è il nome,
questo, o questo questo, cotale a Bragalla, allàcambia qualcosa dal punto di vista del mondo “vede”, è Maruzia stessa che si fa luogo della sua assenza, essendo quella situazione, quella luce, quell’arnese,
quella Bragallona è l’evidenza insolubile – quel suo bragallare del calendario del 92 - del pieno avvenimento fantasmato, la giostra saracina di Bragalla.


da: V.S.Gaudio Marrëz Anijë Ya Kva ©2009

 L'adlectatio carezza l'anima...



Maruzia imbragallata così?


"Flocked" Nordstrom
O così?

 Dentro questa adlectatio?
Questi son legjeans  che Maruzia può aver indossato
"Sierra"Nordstrom da 257 euro

E questo potrebbe essere lo jumper 
indossato a Bragalla

domenica 11 settembre 2016

L'elan vital de Chloë des Lysses▐ Il mondo non è banale?


Mia Nonna dello Zen e il viager mancato di Chloë des Lysses



E’ davvero incredibile come in una nazione come la Francia, che è la patria del Marquis de Sade, una modella come Chloë des Lysses[che, si sa, è quella che non segue la regola di Walter Benjamin sull’effetto patagonico della fotografia, cioè rinserra il (-φ) di Jacques Lacan nel topos della pulsione anale e guarda sfacciatamente l’obiettivo] non abbia alcun vitalizio dall’omologa camera dei deputati, a differenza dell’ex ungherese Ilona Staller che, avendo operato qui in Italia, che è la patria di Alessandro Manzoni, quello dei Promessi Sposi, pur non essendo stata fotografata in posizioni così falliche da Nicholas Dahmane, è stata fatta deputata con la semplice infibulazione dell’anello radicale e, poi, conseguentemente, gratificata col vitalizio. E’ mai possibile che in una nazione così culturalmente radicale come la Francia non ci sia stato un partito radicale come quello italiano? Io non posso credere che una giovane donna, all’epoca, così sovraesposta alla monta e capace di rinserrare il (-φ) dell’Altro, che oltretutto, è francese pure lui, e sia ostinatamente selvaggia, come ritiene che debba essere il patagonismo un altro francese come Jean Baudrillard, guardando sfacciatamente l’obiettivo, non sia stata fatta neanche consigliera regionale, o dipartimentale, quello che è, nella nazione di tanto elan vital. E’ mai possibile? L’elan vital non è il sintagma nominale archetipo del viager[i]?


[i] “Vitalizio”.



Clos Délice by v.s.gaudio


Questa longilinea ectomesomorfa (il suo indice costituzionale dovrebbe essere di poco superiore a 50) ha il vettore dell’ano al meridiano con Mercurio, che è il performer espressivo, come se fosse, nel sistema dei messaggi primari di Edward T.Hall, l’interazione.

Nel segno del Leone al Medio Cielo, è quanto di più patagonico e anale possa esserci; tanto più che il segno del culo è nel settore, un po’ prima dell’Ascendente, del crepuscolo mattutino, che, è risaputo, è lo spazio della luce e dell’immagine, e quindi della fotografia; il maestro di quel segno è proprio il vettore dell’ano, Marte, che, detto tra noi e Lacan, è anche il (-φ), ecco perché Chloë ostenta così selvaggiamente il suo prenderlo in culo.

Non so se è per una sorta di anatema allitterativo ma questa strenua e portentosa performer della pulsione anale mi si impiglia spesso con l’ìnula, che è una pianta erbacea perenne delle Composite che c’è nei boschi e nelle sassaie con capolini gialli e frutto ad achemio con pappo, questa sorta di tappo anale, o calice che sia, che perennemente è speculare a quei versi di Yehuda Amichai sull’inula, cosicché non faccio che vederla, o rivederla, questa Chloë – specie quando è esposta e inculata in boschi o in luoghi sassosi – dentro quel paradigma:

Se anche non ha speranza
l’ànula ha rapporto con la speranza,
e acre odore di desideri accanto
a umane dimore prolunga
e a mucchi di rovine altera amante
di ruderi ectomesomorfo idrato di carbonio
come l’inulina puttana del ricordo
sacra etèra di santuari bruciati
guardiana umile e aspra
perenne ànula che amidizza
la luce del suo lume.


D’altronde Chloë, più che il cielo e il chiodo(“clou”) o il chiuso(“clos”)1, illumina piuttosto il culo, il culo come pappo dell’inula, l’ànula, appunto, è la sovresposizione gialla del suo pappo anale. Des Lysses è semplicemente délice: il pappo anale della delizia, insomma2. Non a caso un’altra delle modelle di Dahmane si chiamava Glück, che era pur’essa, essendo Sandrine, il drone del gaudio.


1│”Clos” sarebbe anche il “vigneto cintato”.Un’anula dell’ebbrezza.
2Particolare curioso è che Lysses , nell’alfabeto del sistema gancio della memoria, equivarrebbe a 50L=5; S=0, che, l’abbiamo detto, dovrebbe essere l’indice costituzionale di base di Chloë des Lysses. Interessante anche il cosiddetto punto arabo della fortuna, che è nel settore del culo, in aspetto speculare con il mezzopunto LilithNettuno, che è il mezzopunto dello Shummulo. Come anche il punctum fisico che è a 149° in aspetto con l’ascendente e , per antisci, corrisponde al primo grado del segno del culo, in stretta congiunzione con l’ascendente e in aspetto con gli anzidetti vettori dell’ano MercurioMarte al Medio Cielo.

venerdì 9 settembre 2016

Shahzia Sikander ● SIFT, RIFT, DRIP, SHIFT











SHAHZIA SIKANDER
BIOGRAPHY
Shahzia Sikander was born in 1969 in Lahore, Pakistan, and currently lives and works in New York. She holds a BFA from the National College of Arts, Lahore, Pakistan, and an MFA from the Rhode Island School of Design. Sikander’s work is included in the collections of the Museum of Modern Art, the Whitney Museum of American Art, the Solomon R. Guggenheim Museum and the San Francisco Museum of Modern Art, among many others. She is the recipient of numerous awards and grants including the John D. and Catherine T. MacArthur Foundation Fellowship in 2006. Sikander was also the subject of a recent solo exhibition curated by Hou Hanru  at the Massachusetts College of Art and Design in Boston.