Testimonianze per Felice Piemontese

venerdì 26 agosto 2016

Quelle che La Gioconda™…│9

Maris Aino
Il pittorico, a voler parafrasare Barthes, è diverso dalla pittura:”se il filmico non può essere colto nel film ‘in situazione’, ‘in movimento’,’al naturale’ ma solamente, ancora, in quell’artefatto maggiore che è il fotogramma”[i], allora il pittorico si offre come il dentro della pittura, del quadro, come il “centro di gravità” di Ejzenstein, che è all’interno del frammento, negli elementi inclusi nel fotogramma.
Il centro di gravità, in Monna Lisa, o il pittorico, è tutto nel personaggio che non fa staccare dall’immagine chi guarda.
Il pittorico,come il fotografico, ha sempre un certo significante di deplezione che, badate bene, non si esprime come parte essenziale,marcata, e quindi fisiognomica, in un ritratto, ma si insinua come l’ombra, una sorta di accento dell’ombra che turba, inquieta gli Indicatori Globali Denotativi, cioè l’Iconicità e la Pregnanza, del personaggio raffigurato(o in rappresentazione).
Il pittorico, così costituitosi, è una sorta di fuori-sintagma dell’Unheimlich:
il non c’è del paradigma apatico, che avrebbe dovuto rimanere segreto, nascosto, è, invece, affiorato, è il fuori-sintagma che col suo addensarsi “annuvola” la corporeità, l’evidenza, del godimento
come un cirro, se è un fuori-sintagma alto,
o come uno strato, un cumulo, se è un fuori-sintagma basso.
Va da sé che il fuori-sintagma alto ha un paradigma sì più limpido ma anche più inafferrabile e forse più inquietante;
il fuori-sintagma basso ha un paradigma più coperto, meno trasparente ma anche più corporeo, più iconicamente plumbeo.



[i] Roland Barthes, L’ovvio e l’ottuso,trad.it. Einaudi,Torino 1985:pag.60.
V.S.Gaudio
La Gioconda
la battana n. 191
rijeka  gennaio-marzo 2014

martedì 23 agosto 2016

ART COPENHAGEN ░

 

ART COPENHAGEN


Selected Art Fair

August 26 - 28, 2016


Stand B2-012

 


 


FEDERICO LUGER
Chimney
2013, acrilyc on canvas
40 x 30 cm


JAMES BROOKS
Transformation of a city (Copenhagen) 
2016, gouache, scalpel and pencil on archival water colour paper
42 x 29.7 cm 

opening: August 25
Bella Center
Center Boulevard 5

2300 Copenhagen

www.artcopenhagen.dk

mercoledì 17 agosto 2016

La posa del caffè e la psicanalisi 38 ▌ Le galline faraone nel sottotetto a Cervia


La posa del caffè e la psicanalisi 38 L’amore del tergo Nŭmĭda e il Berg del ragazzo ginnasiale
Se tu mi amassi veramente, mi accompagneresti nel sottotetto a veder le galline faraone[i].
Fu così che , invece di dirmi : “Questa minestra l’ho fatta in una maniera nuova. Ti piace?”, e io, se mi piace, le rispondo “sì”, che altro potrei dirle?; se invece non mi piace e non temo di deluderla le rispondo “no”; però, io ero un ragazzo puberale, e se lei mi avesse chiesto qualcosa sulla sua minestra, che faceva schifo, però lei era un incanto, era più grande di me, e con quella gonna grigia è così che era entrata nella mia libido, a livello relazionale, per quella gonna, e come l’avevo vista salire i gradini per aprire la porta del suo appartamento, appena dopo l’androne del palazzo, cento volte avrei risposto “sì”, anche se poi avrei vomitato il resto della mia vita. Le galline faraone, nel sottotetto, dello stabile, in pieno centro, in una delle più famose stazioni balneari d’Italia, in quegli anni della mia pubertà, erano davvero un optional, per essere del genere uccelli galliformi, possono davvero definire il destino del tuo (-φ) o, quantomeno, produrre problemi relazionali connessi all’oggetto “a”, non solo per via del sottotetto e in una zona urbana, seppur negli anni in cui cominciò l’imbroglio del petrolio nella terra della madre affidataria del poeta, ragazzo allora.
Mi avesse detto: “La mia mamma ha fatto il brodo di faraona. Ci vieni a mangiarla stasera da noi?”, io che avrei potuto risponderle? “Certo che vengo a mangiarla da voi stasera. E’ da quando sono arrivato a Cervia che muoio dalla voglia di mangiare la faraona come la cucina la tua mamma!”
Non voleva ferirla, su per le scale, quel pomeriggio, e lei, d’altronde, a guardarla da sotto, mentre saliva, cos’era per me se non Henia nel romanzo “Pornografia” di Witold Gombrowicz[ii], e, poi, all’epoca, ragazzo com’ero e pervaso da quell’immagine, anche di notte, e sentivo quel “coccodè” egiziano  provenire dal sottotetto, che, se  l’avesse potuto sentire Freud ai tempi della sua pubertà, certo è che l’Heimlich sarebbe stata un’altra cosa, cosa avrei potuto dirle, se non sapevo nemmeno il nome, anche se, adesso che ci penso, nella mia memoria libidica quell’oggetto “a”, mentre saliva quel gradino per aprire la porta di casa sua e non i gradini per il sottotetto delle faraone, come apposizione qualcosa come Numida l’aveva[iii]. Ma forse semplicemente Ida. Num, “forse”? “Forse che”? “Se”, forse. “Forse”, è da lei che vien fuori il pollo numido, numidus pullus, che è la gallina faraona di Celio Apicio, a cui di certo non era mai successo di tenersi tutta la notte, nelle sue polluzioni notturne, nel suo sottotetto tutte quelle faraone starnazzanti. La storia del pollo in umido, o della faraona , se vogliamo, è un’altra cosa; Numida, o semplicemte: forse Ida, Num Ida, o : Se Ida, se Ida sale su con me fin lassù nel sottotetto, oh, Dio, oh, Gaudio, cosa mai potrei dirle? “Ti dispiacerebbe dire alla tua mamma che la faraona in umido mi fa impazzire? Che se, Num, tu Ida,  sia chiaro, non sei meleagris, sei faraonica, questo sei, con questo tergo grandioso che se Merleau-Ponty l’avesse visto salire quel gradino per aprire la porta come l’ho visto io l’altro giorno, avrebbe dovuto riscrivere non solo il concetto di “tergo” e di “carne[iv] ma tutta la fenomenologia della percezione!”

venerdì 12 agosto 2016

“WACKing the Piñata” ▓

“WACKing the Piñata”

at ltd los angeles


Anja Salonen
Artists: Jennifer Chan, Mira Dancy, Debora Delmar Corp., Cédric Fargues, Mariah Garnett, Rachel Mason, Anja Salonen, Tschabalala Self, Alison Veit
Venue: ltd los angeles
Exhibition Title: WACKing the Piñata
Date: July 8 – August 13, 2016
Note: A publication associated with the exhibition is available for download here.
"WACKing the Piñata" at ltd los angeles
Débora Delmar Corp

mercoledì 3 agosto 2016

La posa del caffè e la psicanalisi ⁞ 37 ♦ IL DOPE LOOM-NAIL DI CAMILLE SAROYAN

Marisa Aino | Camille Saroyan
I.“Una delizia alla prova, in un sonetto diceva Shakespeare, ma proterva e sciagurata,/prima una gioia sperata, subito dopo un sogno”: e aggiunse Watzlawick che è nella natura di una simile immagine, di una fata morgana, ch’essa svanisca non appena ci avviciniamo e che torni ad essere oggetto di desiderio non appena si distolga lo sguardo o la si perda di vista[i].  Così: Camille Saroyan fa al poeta-visionatore di “Bones”: arriva in scena, delizia alla prova, con quell’aria somatizzata un po’ proterva e un po’ sciagurata, ma con quell’abitino è una fata morgana, e subito come il poeta le si avvicina svanisce e il nostro uomo torna a desiderarla, e così per tutto il telefilm, qualche volta guarda, il poeta, la dottoressa Brennan o quando distoglie lo sguardo dallo schermo e poi ritorna a guardare e Cam non c’è più, e quando riapparirà, per dire quel che compete al suo ruolo, nel prossimo episodio, e con un altro abitino che è, dentro il sistema della moda, la paramorfosi del genere 42 di Barthes, tra pantaloni, jeans e leggings, perché , per come è dentro il vestitino, disegnato sul corpo, è sempre come se fosse imbragallata nel genere 42, e il poeta la guarda e si fa il suo piacere singolare: è così abbigliata per Bragalla, che è questo il luogo dove andare, non c’è da struggersi su città e terre lontane, che una volta raggiunte avrebbe avuto il poeta un inedito sentimento di sé, che è sempre nella ragione fallica dell’esserci, per quanto una città attraversata sia sempre deludente, e desolante sarà la partenza, e una volta in viaggio verso un identico disinganno, fosse anche la prossima puntata in cui lei chissà come riapparirà dentro quel genere di Camille per Bragalla.
La posa del caffè e la psicanalisi 37 Camille Saroyan, il Fiore Azzurro e il Lievito di Marisa Aino

II. L’ incarnazione di Bragalla, vista da fuori, è come il Fiore Azzurro, che non è vero che non esista e che non ci sia in nessun luogo[ii], Camille è questo Fiore Azzurro che ha un nome in quella serie televisiva, e quel nome è il suo corpo e il suo corpo è il Fiore Azzurro che il poeta-visionatore trova, certo non è nel mondo esterno, è sì al Jeffersonian, ma  è dentro l’anima del poeta, un po’ prima che venga l’inverno: guardate i colori dei suoi abitini: prima che sia nero o viola o marrone è allegro e giallo, è come la risonanza del suo bioritmo: che nel giorno critico, anche del poeta: 0/1 o 16/17 che sia, sassofono prima e contrabbasso o gong a seguire, è prima pesca e poi nespola, è rima sufficienza e disinvoltura e poi ostinazione e freddezza, è prima ridente e gioiosa, un colpo ed è nel gaudio, e poi è taciturna e inquieta.
III. Il punctum fisico di Camille è nello stesso punto dell’anima del poeta: il punto del solstizio invernale, dove c’è il segreto e il peso della terra, la sua fatalità, la sua lenta fedeltà, il punto in cui c’è questa carne da palpeggiare e  questo artificio dell’orizzonte che intanto che vien giù il demone affonda sempre di più nel crepuscolo astronomico: il poeta , con quest’anima, e Camille con questo punctum somatico non si guardano mai negli occhi: lei si dice che è più dentro nel suo corpo di quanto lo sia il (-φ) che la penetra; lui si dice con meraviglia che è questo allora il mio (-φ)  e il mondo non può privarmene perché ne è privo.
Tamara Taylor astrotheme
IV. Fermatevi  ad osservare il cielo: la Luna di lei è sulla stessa linea della Luna del poeta, e questa è un’enorme meraviglia, anche perché nel punto di Alcione del solstizio si vede il punto dell’Heimlich, e che, visti così: Il punctum somatico e l’Heimlich, stanno, nel grafico a 90° di Ebertin, connessi con il mezzopunto Plutone/Sole esattamente a 45° dal mezzopunto Venere/Animus: senza dubbio  è questo il  Fiore Azzurro che incanta il poeta, e che nel mondo non si trova in nessun luogo, e quindi non si può avere.
V. Una sera, non appena il poeta distolse lo sguardo per la posa del caffè, o semplicemente, avendola persa di vista intanto che faceva la posa del caffè per la dottoressa Brennan, la dottoressa  Camille Saroyan svanì, pur vestita nel suo abitino per Bragalla, non era volata su a Bragalla ma, semplicemente, che partenza desolante, era partita per un’altra città o terra lontana per avviare l’esercizio di un’altra delle sue pizzerie, nell’ambito della catena “La pizza di Mamma Tamara”, che, d’accordo è un autentico disinganno, ma c’è sempre un disinganno quando ci si mette di nuovo in viaggio, è per via della luna, che, sulla stessa linea orizzontale come se fosse  l’angolo del plenilunio, è in connessione con il Nodo tra l’ipersoluzione della pizza, la luna in vergine nella casa della bocca e del mangiare, è la luna del lievito e della spiga di frumento, della pizzaiola e del suo matterello, la luna delle botteghe, e tra l’ipersoluzione del gusto comune, il Nodo in Pesci, il segno dell’amore universale e dell’universalità della pizza; Cam, se ne accorse il poeta, detesta l’ignoto e il misterioso, per questo lavora al Jeffersonian, e con quell’abitino da Bragalla sempre addosso, però incarna, e in modo notevole, il tipo dell’Ispiratrice, ha giudizi brevi e imperiosi e gli occhi prominenti, studia le cause naturali, ma, per una pizza, è capace di sacrificare molto al denaro. Tanto che, una volta letto quanto si dice in giro sul suo patrimonio e sui suoi guadagni, il poeta si disse, giusto  per non far implodere il (-φ) , che sarà per la luna nel segno di Demetra e che tra Iside, dalle cui viscere nacque Horus, il sole nuovo, la giovinezza dura poco, il sistema della moda non ha solo bisogno di carne e tergo nel senso di Merleau-Ponty, c’è sempre la dedizione a qualcosa, la nutrizione è essenziale, la pizza, l’abbiamo visto, è al massimo con la luna in vergine, anche a Natale o nel solstizio d’inverno, dove c’è la parte araba dell’Anima del poeta, non scrisse Max Jacob, o era stato quel paranoico di Moricand[iii]?, che l’emblema, della Vergine o di chi ha la luna in Vergine, è “una donna che ammassa grano in un armadio”?
Marisa Aino
e la losanga di Lacan
sull'Ebertin a 90°
VI. Camille, essendo un cerchio come un particolare tipo di ellisse nel quale i fuochi coincidono, vista la disposizione sullo stesso parallelo della Luna e del Nodo lunare, si fa contemporaneamente logos ed eros, come se fosse anatomopatologa di giorno al Jeffersonian e pizzaiola di sera a “La pizza di Mamma Tamara”, dove viene sorpresa da Ecate, intercettata e registrata con gaudio maligno dalla strega mentre dialoga col poeta: 
CAM Mi sa che questa pizza non riesce; l’impasto non lievita.
POET Forse non hai messo abbastanza lievito: hai controllato la ricetta? Vuoi che chieda a Marisa Aino, l’esperta dei periodici per ragazze della Disney Company Italia Spa?
CAM Rieccoci…potresti chiederlo a tua madre…
POET Prova invece a chiederlo a tua madre che sai di sicuro chi è!
CAM Mi riferivo all’uso del lievito.
POET Che c’entra il lievito con mia madre?
CAM E con Marisa Aino invece c’entra[iv]?
POET Maledizione, Cam, si può sapere di cosa stai parlando? Dici che la pizza non lievita; io dico che l’unica causa ragionevole può essere la mancanza di lievito e improvvisamente il lievito non c’entra più ma c’entra mia madre che non riesco a centrarla da una vita, e la colpa è del mio carattere o del mio (-φ)?
CAM Certo, sempre col tuo bel (-φ) che è da tempo che non lievita più tanto, forse vai a vedere abbiamo trovato la soluzione, ma non te ne accorgi che volevo darti del gaudio con una mia bella pizza, e poi…chissà forse comincerebbe a lievitare un po’ la tua finanza…
POET Lo sapevo: Prima la pizza, poi il (-φ) che, appena premi il pulsante, salta, via è fulminato, e poi fuori della pizzeria sempre ‘sta finanza appostata a chiedere lo scontrino, come se fossimo a Villapiana Lido in Italia…
CAM La verità è che t’importa più del lievito che di me; lo so anch’io che potrebbe essere il lievito, e okay, chiediamolo pure alla Marisa Aino, vediamo come te lo fa lievitare lei quel (-φ) che ha poco da saltare ad ogni pizza visto che è già imploso dal secolo scorso!
POET Non lo metto in dubbio, e indovina chi lo ha fatto implodere?
CAM Non so come facciate voi poeti a rompere il cazzo ogni volta che l’impasto non lievita, è spaventoso!
POET No, il problema è invece di come per voi, attrici di giorno e pizzaiole di notte,  il lievito di una pizza del cazzo [che ormai non c’è quadararo che te la ammannisca in tutte le salse anche con la ‘nduja sette sere alla settimana non solo sulla costa jonica ma anche a Sant’Arcangelo(Pz) dove fanno il Caciocavallo silano Dop] possa diventare il termometro del (-φ) del poeta!
( e via di questo passo)[v].
Camille Saroyan e la Brennan
VII. L’indice costituzionale, vista l’altezza di 5’61/2”, 169 cm, di Tamara Taylor=Camille Saroyan, per 90 cm di hips o di bust, sarebbe pari a 90 x 100= 9000: 169= I.C. 53.25.
L’ indice del pondus è: 169 – (90 + 60 kg=)150= I.P.19, che è un valore compreso nell’arco dell’ALTO(20-12, più decresce più è alto).
Pertanto, Camille Saroyan è una paralongilinea mesomorfa.
Il valore numerico degli indici, connesso all’alfabeto mnemonico, darebbe questa somatica archetipologica: il 19 dell’indice del pondus è tra le varianti DOPE, DUPE, DIP e DEEP:
1)      “stimolante” e “narcotico”, e “lubrificante”, DOPE è veramente l’espressione del suo punctum fisico
con A) LOOM, che il 53 dell’I.C., come schema verbale dell’”apparire all’orizzonte”;
e con B) NAIL, che è il .25 dell’I.C., come archetipo sostantivo “unghia”, “artiglio”, “chiodo”.
Camille Saroyan è come se fosse: DOPE LOOM-NAIL: il lubrificante che fa apparire all’orizzonte l’unghia, l’artiglio. O è: il chiodo (nail=25) del telaio (loom=53) che è stimolante e narcotico insieme.
2)      Come schema verbale DUPE(I.P. 19), inganna( con)  l’apparire all’orizzonte dell’unghia.
3)      L’immersione o l’inclinazione di DIP(I.P. 19) fa apparire all’orizzonte l’artiglio.
4)      L’abbassarsi (sempre DIP=19) sul telaio (=Loom=I.C. 53) dell’unghia (o del chiodo, dell’artiglio; nail=25).
5)      In altomare, DEEP, appare all’orizzonte l’artiglio.
6)      Oppure: in alto(=deep=19) appare all’orizzonte il chiodo.
7)      Oppure: profondo (=deep) sul telaio l’artiglio( o: l’unghia).
E’ la somatologia della misteriosa Vesta, di cui soltanto il poeta conosce il fuoco segreto: impassibile, e fatale, si concede difficilmente tranne che a se stessa. L’unghia profonda tra l’artificio dell’eleganza e la lubrificazione del telaio somatico. Una sorta di Penelope della pizza?


[i] Cfr. Paul Watzlawick, “E’ questo che cerco?”, in: Idem, Di bene in peggio.Istruzioni per un successo catastrofico, © 1986, trad.it.Feltrinelli, Milano 1987.
[ii] Ibidem.
[iii] Ci si riferisce a Conrad Moricand: cfr. V.S.Gaudio, Miroir d’Hétérotopie.L’esotopia di Henry Miller, in: Alessandro Gaudio, Il limite di Schönberg, Prova d’Autore di Nives Levan & C., Catania 2013.
[iv] Il Poet tace a Cam il fatto che il punto arabo dell’Animus (=Asc+Sole-Luna: cfr. posizioni in cosmogramma astrotheme) sia quasi sul punto Sole di Marisa Aino: per questa assonanza, non può che essere Marisa Aino a svelarle il mistero gaudioso della lievitazione!
[v] Cfr. Paul Watzlawick, “So benissimo cosa pensi”, in:Idem, Di bene in peggio, trad.it.cit.:pag.58.

Questo testo è compreso anche neI nuovi oggetti d’amore: Camille Saroyan |Tamara Taylor, online in “Uh Magazine” , giugno 2016.

lunedì 18 luglio 2016

La posa del caffè e la psicanalisi ⁞ 36 ♦ Nastassja Kinski analemma esponenziale di Marisa Aino

La posa del caffè e la psicanalisi 36
Il punctum di Bragalla di Nastassja Kinski e di Marisa Aino

Quella storia del Fiore Azzurro, che cresce in qualche luogo nascosto della terra  e che non lo trovi indicato in nessun Atlante ma che i romantici sembravano sapere dove fosse il luogo e come fosse l’oggetto, il poeta sa che il Tao che può essere detto Tao non è né l’eterno Tao né quel Fiore Azzurro, ammesso che non possa essere anche Arancione, come la tuta che imbragalla Nastassja Kinski in “Terminal Velocity[i], che ho visto l’altra notte: a proposito di questo oggetto d’amore, che ha il nome che può essere nomato e non è l’eterno nome anche se, per qualche oscura ragione o cosa, ci va vicino. Nel film Nastassja fa Kris(ta), un po’ come un personaggio di Zanotto in un fumetto tra cielo e fantascienza, e tra astronavi e voli, e carichi che tra oro e immondizia sono la prova inconfutabile che non esiste nessun Fiore Azzurro, a meno che non sia Arancione e allora è questa Kris-Nastassja che ha il punctum di Bragalla, il poeta la vede e gli viene in mente il famoso quarto grado che Eric Berne ha chiamato “orgoglio peyronico”, ma che il poeta ha sempre inteso come “bagliore ainico”, o, prima ancora, “didonico”. Le cose, nei  film, non sono mai casuali, nel senso che, anche in presenza di un bel tomo come il partner di Kris, che è russa, e comincia come se avesse perduto la chiave, e il maschio americano, che è sempre l’americano che finge un mal di testa quando vuol sottrarsi a uno sgradito impegno o compito, lei invece, che è russa, rimane in armonia con la propria coscienza, non imbroglia, a lei il mal di testa viene per davvero: io non so come sia potuto accadere: nel paragrafo  Russi e americani di Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick, c’è un aneddoto tra Cia e Messico[ii], e nel film c’è il Kgb e la Cia, e l’attore maschile che è Charlie Sheen, che fa il bel tomo americano come se fosse un pappagallo messicano. Insomma, nei film, siamo sempre nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. L’americano che finge il mal di testa, e la russa che finge di non saper volare e addirittura simula l’imbragallamento, anche se da come risponde all’istruttore si vede che di voli se ne intende, addirittura a un certo punto, e sono già sull’aereo per la prova immediata di paracadutismo, accenna a un pisello con le ali, che, d’accordo, è colpa della traduzione: non si è mai visto un pisello alato!

Ora, Nastassja imbragallata è, di punto in bianco, inattesa, ancora non è nemmeno cominciato il film, è la ragione dell’incanto del visionatore: ogni volta che il poeta intravede qualche immagine di Nastassja Kinski, questo è successo, è come se fosse in atto l’epideissi di “è questo, l’ho trovato”, è il punctum di Bragalla, o il bagliore ainico, che gli è connesso, o: uno fa il Fiore Azzurro e l’altro il Fiore Arancione.


In qualche Stimmung è saltata fuori la storia dell’Aquilone, come in Aurélia Steiner di Praga, la Caggiurra di Praha[iii], per via di Bohumil Hrabal: il poeta, voi lo sapete, è difficile che giochi a somma zero, eppure, visto dall’esterno, fa sempre la figura del cazzone, e non è detto che sia sempre venerdì, è per il semplice fatto che torna sempre a ripetersi la famosa frase che scaturisce dai suoi oggetti fallici, che, per via del narcisismo e della pulsione fallico-uretrale, son sempre somatizzati attorno all’archetipo di Mercurio e, quindi, allo schema verbale “volare”, “correre”, “muovere”, “innalzare”,”cadere”, etc. Pure quando è per terra Nastassja-Kris ha sempre il puntum di Bragalla, la stessa linea delle gambe e dell’interconnesione con il podice e l’incavo delle ginocchia, che il poeta ha visto in Marisa Aino , con quei pantaloni che ha nella scena di un’esplosione: il mondo non può privarci di ciò di cui è privo, continua a dirsi il poeta: guarda Kris ed è come se riguardasse Marisa Aino: “Io sono più io di me stesso”, e adesso che sta dando un nome a questa correlazione fantasmatica o all’analemma esponenziale del suo oggetto “a”, che, originariamente, è Marisa Aino, passa sempre lei al meridiano, si rende conto che sta cercando di trovare un senso che già conosce ma che dicendolo al mondo è semplicemente una ipersoluzione, per quanto non è detto che, rivedendo dopodomani Nastassja nello stesso film, sia folgorato ancora dal suo bagliore ainico che, è evidente ormai, che l’attrice ha  nella stessa forma  e nel valore equivalente di quello primigenio di Marisa Aino.

Non stiamo dicendo che si tratta di un disinganno: al poeta non gliene frega un cazzo dello struggimento su città e terre lontane, voli, cieli, paracadute ed  esplosioni, non è per le desolate partenze, non ha nostalgia di quei luoghi, non scrive cartoline, non fosse altro perché non saprebbe a chi spedirle, il poeta è sempre con la pancia vuota e non dispera mai dell’universo, anzi nemmeno ci pensa, il poeta sta lì la sera ed è sempre come se fosse dentro il suo piacere singolare, che, un po’ come quelli di Harry Mathews[iv], a volte viene rappresentato o duplicato da una scena, anche in un film realizzato per il popolo inerme che gioca sempre a somma zero, e allora, in questa entropia, scrutando la sua anima dall’esterno o da quella scena,si vede che il suo oggetto “a” è sulla stessa soglia del punctum di Bragalla, che è quello che gli svuota la pancia e gli riempie il (-φ): vai a vedere nel cielo a 360 gradi, è come se fosse la parte araba dell’Anima, che Marisa Aino ha esattamente a 120°, mezzopunto Sole/Ascendente del poeta, e Nastassja Kinski a 118°, stessa orbita del  punctum dove brilla il bagliore ainico del poeta. Ipersoluzione o densità del punctum di Bragalla è che, sul Sole di Marisa Aino (che dà origine al bagliore ainico), l’attrice ha la congiunzione Giove/Saturno(che alimenta il bagliore ainico per il poeta).


[i] Terminal velocity, Usa 1994, 102 minuti, sceneggiatura di David Twohy; regia di Deran Serafian. Nastassja Kinski fa Chris Morrow / Krista Moldova.
[ii] Cfr. Paul Watzlawick, Russi e americani, in:Idem, Istruzioni per rendersi infelici, trad.it. Feltrinelli 1984.
[iii] E qui andiamo oltre l’amore e l’aglio, se tu mi amassi veramente mangeresti volentieri aglio, o anche la cipolla: per via della connessione tra il cognome della spia russa e il fiume di Praga: se il poeta ha fatto quella Stimmung con la Caggiurra e l’Aquilone e mica sapeva che Krista si chiamava Moldova, o meglio: mangiando aglio, amando Nastassia per il bagliore ainico, e Marisa Aino, per il punctum di Bragalla, Aurélia Steiner di Praha potrebbe essere stato l’analemma esponenziale di Krista Moldova? O sarà perché si fa chiamare Chris Morrow che ogni qualvolta il poeta vede la Monroe gli si allittera tanto il (-φ ) che nel rombo di Lacan Krista si lancia in paracadute e Marisa Aino è la linea dell’orizzonte?
[iv] Cfr. Harry Mathews, Singular Pleasures, P.O.L. éditeur, Paris 1983.