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Il mondo non è banale? ░ Il linguaggio conveniente del Sublime Prefetto

¨ Sutta  (vedico: s ū tra; letteralmente: filo * ) del linguaggio conveniente del Sublime Prefetto ** Mia Nonna dello Zen così ha udito: una volta dimorava il Sublime Prefetto presso la Basilica di Sant’Antonio, nel codice catastale di Padua. E il Sublime così parlò: “Quattro caratteristiche, o mio bhikkh ū *** , dirigente dell’area del decreto di espulsione e dell’accoglienza e dirigente anche dell’area degli enti locali e delle cartelle esattoriali e dei fuochi d’artificio fatti come Buddho vuole ogni qualvolta che ad esempio si dica “cazzo di Buddha” o anche “alla madosca” o “gaudiosissimo pelo”, deve avere il linguaggio conveniente, non sconveniente, irreprensibile, incensurabile dagli intercettatori; quali quattro? Ecco, o mio dirigente che ha distrutto le macchie: un dirigente d’area parla proprio un linguaggio conveniente, non sconveniente, un linguaggio conforme alla Dottrina del Governo, non in contrasto con essa, un linguaggio gradevole, non sgradevole, un linguag

Betty Page, 2

Il sentimentale-paraprimario e il  Punctum-Page




Nella famiglia dei sentimentali, Le Senne[i] distingue il sentimentale paraprimario, prossimo al nervoso per la sua iposecondarietà, in due sottotipi, a seconda che sia in funzione la ristrettezza o la larghezza del campo di coscienza.
Il non-Largo è un sentimentale chiuso, una sorta di nervoso altero,dotato di un certo addestramento e controllo fisico, che cura molto l’abbigliamento, e ha una correttezza quasi puntigliosa. C’è sempre, come valore significante, la vulnerabilità e un vivo sentimento di sé.
Il Largo è un sentimentale sognatore, con una vita tutta rischi e capricci, che ha una direzione influenzata da chi il sentimentale sognatore incontra sul suo cammino. Potente l’affettività intima.
Betty Page è nel paradigma del sentimentale paraprimario, non solo per quello che è la sua tipologia costituzionale ma anche per quello che è stato il suo risultato fatalistico:una vita non senza rischi e capricci, influenzata fortemente da incontri non proprio felici.
L’intensità affettiva, che è correlazione significativa del doppio nervoso,è connessa con il bisogno di emozioni e il sentimento di sé,da un lato,e con la sensibilità agli avvenimenti esteriori,dall’altro, e l’inattività a questa correlata,  somatizzata ha le virtù del superlativo,come se realizzandosi come significante costituisse un corpo dotato di una carica connotativa fatta di emotività primaria e di sensualità secondaria.
Il senso ottuso, che tende molte immagini di Betty Page, riflette queste sensazioni profonde:
è “palpito violento” ma ha un che della coccola;
è “ardore morboso” ma ha un che del lirico;
è “emozione incontenibile” ma ha un che di tenero;
è “passione tempestosa” ma ha un che di romantico;
è “sensazione volgare” ma ha un che di toccante.
La compostezza, o anche il “corrucciato”, il “profondo”, il “pensieroso”, sembra che aleggi sempre su tutto ciò che doveva essere dato come scostumatezza, voluttà, eccitazione, erezione, e via di seguito.
C’è qualcosa di questo “doppio” irrisolvibile che vaga nelle immagini di Betty Page:
“la metto alla pecorina come si deve” può far prendere le cose sul serio e bloccare l’anelito primario; poi, ne vedete un’altra di immagine, e sentite che tra il palpare e il fottere non c’è nessun ostacolo tanto volete darci dentro,sempre che un certo segno assennato, qualcosa che si fa riflessivo e dabbene, non vi convinca a darvi contegno e rigore.
C’è questo effetto in molte delle fotografie di Betty Page. Non in tutte,grazie a Dio. Anche perché troppe ne furono prodotte e, adesso, a riguardarle, si scopre, appunto, che qualcosa può rendere il visionatore musone o contegnoso (come per lo strip fotografico, così frontale e casto, innocuo e insignificante, la cui sequenza abbiamo visionato recentemente e che, a riguardarla, potrebbe indurvi a mettere tutto nel cassetto tanto qui non pulsa o non vibra niente, altro che terzo senso).
Dove ancora funziona l’effetto-seduzione di questo doppio dell’intensità affettiva, l’effetto è di “voglia profonda”, “eccitazione oculata”,”accorta provocazione”.
Le azioni sono sempre ispirate da verbi come “travolgere”, “prendere”, “ardere”, “accendersi”, “vibrare”, “fremere”: l’emotività, questo dare libero sfogo ai moti del cuore, ha una sensualità o, viceversa, è questa sensualità che, fatta del “primario dell’emotività”, ha un tipo di seduzione talmente profondo o toccante o conturbante che non può che avere la risonanza affettiva della secondarietà.
Succede allora che Betty Page seduca con un semplice porsi, il più scontato, nella retorica delle pose dell’ostensione erotica, è la mimesi di un segno di richiamo o di attrazione: un po’ come la Nina di Gioacchino Belli che n’addrizzava più lei con l’occhiolino che le altre col mostrare la passera[ii].
Il Punctum-Page è questo fare l’occhiolino con il porsi in scena: non è avere lo sguardo assassino, fascinoso, malandrino, tutte banalità inutili di una denotazione popolare per la civetteria, non ha malizia, non è maliarda, né fatalona, né vamp, né lolita, non è una sirena, una fata, una strega, un’odalisca, ma ha il Punctum-Page, questo “occhietto di Nina” che affascina perché è nel suo corpo che il visionatore “vede” l’intensità affettiva che fa esplodere il senso tra emotività primaria e sensualità secondaria.
· [da: V.S. Gaudio, Body Page, © 2003] ·


[i] René Le Senne, Trattato di Caratterologia, trad. it. Sei, Torino 1960.

[ii] Cfr.  il sonetto 97 “A Nnina”:«Che n’addrizzi ppiù ttu cor fa l’occhietto/chè ll’autre col mostrà la passerina».